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Versione solo testo - Camera di commercio di Biella, 19 giugno 2019
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Rapporto sulle imprese familiari piemontesi



Biella, 19 giugno 2019
Ultimo aggiornamento: 19.05.2015



Studi e pubblicazioni



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famiglie imprenditoriali piemontesi

RAPPORTO SULLE IMPRESE FAMILIARI PIEMONTESI


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Lo studio 2015, realizzato per Unioncamere Piemonte dagli studiosi del Dipartimento di Management dell’Università di Torino e del Cambridge Institute for Family Enterprise dell’Harvard Business School, approfondisce le caratteristiche, le dimensioni e le dinamiche delle imprese familiari, una delle componenti più importanti del sistema economico della nostra regione.

 

In particolare, proseguendo la serie di interviste alle famiglie imprenditoriali piemontesi iniziate nel 2012, la ricerca ha analizzato le performance dal 2008 al 2013 di tutte le aziende piemontesi sopra i 25 milioni di euro di fatturato (circa 700 imprese), suddivise tra familiari (il 52%) e non familiari. Le aziende familiari si trovano in maggioranza in provincia di Torino (il 48%) e Cuneo (il 19%); seguono Alessandria (11%), Novara (10%) e Biella (7%)

 

L’analisi delle performance delle imprese guidate da famiglie imprenditoriali ha evidenziato come queste, tra il 2008 e il 2013, abbiano incrementato i propri dipendenti del 14,37% (contro un +1,16% registrato per le aziende non familiari) e investito 130 miliardi di euro (contro i 50 miliardi delle non familiari), facendo crescere il proprio fatturato del 18,87% (contro l’8,77% delle aziende non familiari). Il ritorno per gli azionisti (ROE) è del 5,43% nel 2013 (era l’8,43% nel 2008) rispetto al 3,75% (6,31% nel 2008) delle imprese non familiari. Anche gli altri indici di redditività, ROI (Return on Investments) e ROS (Return on Sales), rispettivamente pari nel 2013 a 6,79% e 3,31%, sono maggiori rispetto a quelli registrati dalle aziende non familiari (6,28% e 2,85%). La PFN/EBITDA, passa dal 2,41 del 2008 al 2,33 del 2013 per le imprese familiari, mentre per quelle non familiari passa da 1,77 a 1,70.

 

Le interviste e le analisi qualitative confermano l’esistenza di uno spaccato imprenditoriale vivo, orgoglioso e che continua ad affrontare la “nuova normalità” della crisi, sebbene non sempre si dimostri cosciente delle sfide da affrontare.La visione e la strategia sono definiti su orizzonti temporali lunghi, oltre i cinque anni, ma un contesto di mercato instabile e in rapido cambiamento limita la pianificazione, portando gli imprenditori a ragionare nel medio-breve periodo.I punti di forza delle imprese familiari sono soprattutto una chiara e definita catena di comando e la stabilità del management, intrinsecamente connessi ai principi di trasparenza e condivisione.

 

Per la maggioranza degli imprenditori intervistati, l’azienda viene prima della famiglia. Il passaggio generazionale rappresenta il punto cruciale per la sopravvivenza delle aziende familiari, ma è pianificato solo nel 23% dei casi: sembra essere assente l’idea che la vera sfida sia la continuità aziendale e la capacità di rimanere un buon azionista.

 

Scarica qui lo studio completo 2014

 

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Il 23 aprile 2014 Unioncamere Piemonte ha presentato i risultati della della ricerca “Le famiglie imprenditoriali piemontesi e le loro aziende”.

 

Lo studio, realizzato per Unioncamere Piemonte dagli studiosi del dipartimento di Management dell’Università di Torino e del Cambridge Institute for Family Enterprise dell’Harvard Business School, analizza la struttura, le dinamiche e le tendenze delle imprese familiari, una delle componenti più importanti del sistema economico della nostra regione. L’orientamento di lungo periodo, che spinge queste aziende ad investire avendo in mente le generazioni future, rappresenta un punto di forza non trascurabile: anche nell’ultimo periodo di crisi, le aziende familiari hanno infatti conseguito performance mediamente migliori, dimostrandosi un modello produttivo più resistente, capace di creare lavoro anche in anni difficili. In particolare, la ricerca ha analizzato le performance dal 2007 al 2012 di tutte le aziende piemontesi sopra i 25 milioni di euro di fatturato (circa 700 imprese), suddivise tra familiari e non familiari (il 48%).


Le aziende familiari sono in maggioranza nel Verbano Cusio Ossola, dove rappresentano il 67%, nel Cuneese (54%) e nel Biellese (53%). L’analisi delle dinamiche delle imprese guidate da famiglie imprenditoriali ha evidenziato come queste, tra il 2007 e il 2012, abbiano  incrementato i propri dipendenti del 19,49% (contro un +5,45% registrato per le aziende non familiari) e investito 170 miliardi di euro (contro i 110 delle non familiari). Il ritorno per gli azionisti (ROE) è del 6,2% nel 2012 (era l’11,02% nel 2007) rispetto al 3,14% (8,25% nel 2007) delle imprese non familiari. La PFN/EBITDA, passando dal 2,74 del 2007 al 2,49 del 2012, evidenzia lo sforzo di patrimonializzazione e di contenimento del debito; il dato è ancora più significativo se si pensa che le aziende non familiari hanno visto aumentare lo stesso indice da 1,99 a 2,56.


Le interviste e le analisi qualitative dipingono uno spaccato imprenditoriale vivo, orgoglioso e pronto ad affrontare la “nuova normalità” della crisi. La visione e la strategia sono definiti su orizzonti temporali lunghi, oltre i cinque anni, ma un contesto di mercato instabile e in rapido cambiamento limita la pianificazione. I punti di forza delle imprese familiari sono soprattutto una chiara e definita catena di comando e la stabilità del management. Per la maggioranza degli imprenditori intervistati, l’azienda viene prima della famiglia. Il passaggio generazionale è vissuto come la chiave di una buona governance dal 47% degli intervistati, ma è pianificato solo nel 20% dei casi: l’idea che la vera sfida sia la continuità aziendale e la capacità di continuare ad essere un buon azionista è assente.

 

Scarica qui lo studio completo 2013




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