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Versione solo testo - Camera di commercio di Biella, 19 giugno 2019
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Rapporto sui distretti italiani



Biella, 19 giugno 2019
Ultimo aggiornamento: 29.04.2014



Studi e pubblicazioni



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RAPPORTO SUI DISTRETTI ITALIANI


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C’è (ancora) un’Italia che va. Ha perso qualche pezzo in questi anni, cedendo fatturato e riducendo occupazione, ma ha conquistato notevoli quote di mercato all’estero, arrivando a superare lo scorso anno i 77 miliardi di euro in termini di saldo commerciale. Un’Italia ancorata al proprio territorio, che si riposiziona e individua nuove strategie, che si evolve ed innova. Sfatando così almeno due miti: che la globalizzazione avrebbe azzerato la connessione tra impresa e territorio e che i settori “maturi” sarebbero stati sopravanzati dalla concorrenza dei Paesi emergenti. Questa Italia “che va”, che guarda al domani con qualche speranza, è l’Italia delle 278mila piccole e medie imprese operanti nei 100 distretti monitorati dall’Osservatorio nazionale, nei quali operano quasi 1,4 milioni di addetti e alle quali si devono circa 75 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto. Considerando il complesso delle aree distrettuali, queste imprese concentrano oltre il 50% dell'occupazione manifatturiera italiana. Un modello – tutto italiano – il cui campione assoluto (in termini di performance economiche nel 2013) è il Metadistretto alimentare Veneto, “tallonato” da due leader toscani: il distretto delle pelli cuoio e calzature di Valdarno Superiore e quello del tessile-abbigliamento di Empoli. Un’Italia che delocalizza meno (e che in qualche caso addirittura dall’estero ritorna “a casa”) e che cerca sempre di più la strada della collaborazione con altre imprese (anche all’estero) per essere competitiva.

E’ questo il Paese “reale” che viene descritto nel Rapporto sui Distretti 2014, promosso da Unioncamere.

 

Scarica il rapporto cliccando sui due link:

 

- Parte 1

 

- Parte 2

 

rapporto distretti 2014




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